DOI: 10.30443/POI2018-0018

Parfit sull’Identità personale

La sua portata analitica e la sua (in)significanza*

di Ingmar Persson

 

Questo saggio discute la tesi, sostenuta da Derek Parfit in Ragioni e persone, secondo la quale l’identità personale consisterebbe in una non-ramificata continuità psicologica che ha il giusto tipo di causa. Il saggio sostiene che, sebbene questo tipo di spiegazione psicologica della nostra identità fallisca, le principali teorie concorrenti, biologiche o animalistiche, non funzionano meglio. Viene perciò proposta una “teoria dell’errore” basata sull’ipotesi che il senso comune appoggi l’idea che noi siamo identici ai nostri corpi, basandosi sull’erronea assunzione che le nostre menti appartengano loro in maniera non-derivativa, mentre in realtà esse vi appartengono in maniera derivativa, in virtù del fatto di appartenere ad alcune specifiche parti di essi, nella fattispecie ad alcuni tratti caratteristici del cervello. Ma questi ultimi non soddisfano l’altra condizione, necessaria per la nostra identità, oltre a quella di essere soggetti o proprietari della nostra mente: vale a dire, di essere “accessibili” in modo che sia possibile attribuire ad essi i nostri stati mentali nella vita quotidiana. Sussiste, inoltre, il problema di identificare in maniera più precisa questi tratti caratteristici. Nulla sembra infatti soddisfare entrambe queste condizioni, ragion per cui non possiamo dirci identici ad alcunché. Questa conclusione ben si accorda con l’affermazione di Parfit secondo cui l’identità personale non è ciò che è significativo per noi. Ma sebbene questa considerazione negativa sia vera, viene qui suggerito che la spiegazione positiva di ciò che in realtà è significativo per noi, altresì fornita da Parfit, sia sbagliata: è la somiglianza psicologica piuttosto che la continuità/connessione psicologica ciò che ha un’effettiva significatività.

 

*Traduzione italiana del teso di I. PERSSON, Parfit on Personal Identity: Its Analysis and (Un)importance, «Theoria», LXXXII, 2 (2016), pp. 148-165 [tr. it. di S. Spinelli]. Si ringraziano la rivista e l’autore per l’autorizzazione a tradurre e pubblicare il testo.

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