DOI: 10.5281/zenodo.14995775

Pensare fra e negli altri. I “wild thoughts” di Wilfred Bion

di Felice Cimatti

Pensiamo fra e negli altri. Non con gli altri. C’è una differenza radicale fra queste due possibilità. Se si pensa con gli altri, allora questo significa che i partecipanti all’evento di pensiero pensano indipendentemente gli uni dagli altri e solo talvolta mettono in comune i propri pensieri. Con il corollario decisivo (che in realtà è l’assioma di questa impostazione) che ogni pensatore, in cuor suo, sa che cosa pensa anche se non ne parla con nessuno. Di conseguenza in questo caso i ‘pensatori’ – e i pensieri che pensano – esistono, in quanto pensatori, a prescindere dalle situazioni in cui possono condividere il proprio pensiero. L’altro non è necessario per pensare. Pensare con gli altri significa, per essere estremamente semplici, che il pensiero nasce e sta dentro la testa dei singoli pensatori. Nel primo caso, invece – è quello che proveremo ad analizzare in questo lavoro, rileggendo in particolare le opere dello psicoanalista inglese Wilfred Bion – il pensiero si forma non tanto attraverso la mediazione dell’altro, piuttosto è l’altro che pensa i ‘miei’ pensieri, e viceversa ovviamente.

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