DOI: 10.30443/POI2018-0008

RIPENSARE LA “PERSONA” OGGI

di Rosaria Caldarone

In che modo il nuovo scenario di morte, violenza, rifiuto dell’altro, condiziona il ripensamento della “persona”? E ancora: come intendere questo ripensamento? Come un semplice ma necessario atto di rimemorazione che ci ricorda imperativamente l’inviolabilità, la finalità, la libertà, intrinseche all’idea di “persona” e che in forza di questa imperatività mostra il difetto del nostro tempo rispetto ai progressi di umanità pur contenuti nel suo codice etico, civile, democratico? Ovvero come un’occasione per vagliare questa idea, intendendo così il ripensamento come una riapertura e una critica della stessa memoria? In questo secondo caso è evidente che la critica si mostra proveniente dal nostro tempo e non soltanto ad esso rivolta, ed è indirizzata proprio all’eredità del concetto di persona.
È a questa seconda possibilità che mi riferirò, prendendo l’avvio dalla tesi di T. W. Adorno contenuta in Minima moralia, § 18, che suona: «Non si dà vera vita nella falsa» (Es gibt kein richtiges Leben im falschen), ma assumendola nella versione modificata di J. Butler che la trasforma nella domanda seguente: «Come condurre una vita buona in una vita cattiva?» (Can one one lead a good life in a bad life?). È evidente lo slittamento che la Butler fa subire alla teoria critica, depistandone volutamente l’istanza di fondo verso una sorgente greca e facendo risuonare la domanda di Aristotele nel mondo e al modo di Adorno.

 

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