DOI: 10.5281/zenodo.20448401

Tutto sarà com’è ora, solo un po’ diverso. La pedagogia dell’erranza di Fernand Deligny

 di Sergio Vitale

Quando nel 1968 Fernand Deligny si trasferì a Graniers, un piccolo borgo tra i monti delle Cévennes nella Francia meridionale nel quale vivrà sino alla morte (1996), aveva alle spalle già 35 anni di lavoro con ragazzi disadattati, randagi o delinquenti. Nel 1933, giovane studente universitario di filosofia e psicologia, aveva iniziato a recarsi con regolarità al manicomio di Armentières, uno dei più importanti istituti per la salute mentale di Francia, distante alcuni chilometri da Dunkerque, dove pochi anni più tardi accetterà un posto da istitutore specializzato, per poi diventare, durante il periodo bellico, educatore al Padiglione 3, nel quale trovava posto «una vera e propria feccia di ragazzini devianti a causa della permanenza nei riformatori, ritardati cronici o chissà quale altra diagnosi dichiarata nel certificato di ricovero». Con la progressiva psichiatrizzazione dell’infanzia e dell’adolescenza, era nata quella popolazione di caratteriali, disadattati e delinquenti con cui Deligny deciderà di condividere la propria esistenza.

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